Torna a Eventi FPA

News

Gozi a FORUM PA 2016: l’Europa non è solo austerità

Un’ora di confronto a tutto tondo sull’Europa, sullo stato di salute del vecchio continente e su quali risposte dare alle diverse crisi da affrontare: politica, economica, sociale, migratoria. Oggi a FORUM PA 2016 il Sottosegretario agli Affari europei, Sandro Gozi, nel corso di un’intervista condotta dal giornalista del Sole 24 Ore Dino Pesole, ha commentato le principali questioni sul tappeto, partendo dall’attualità delle elezioni austriache, per arrivare alle celebrazioni del 2017 per i 60 anni dei Trattati di Roma, passando per il Piano Juncker che, sottolinea Gozi, va prolungato oltre il 2017.

In Europa ci aspetta una maratona

“Dopo il risultato delle elezioni austriache non possiamo tirare un sospiro di sollievo, anzi dobbiamo prendere fiato perché in Europa ci aspetta una vera e propria maratona”. Così Sandro Gozi ha commentato le elezioni presidenziali austriache che domenica scorsa hanno visto la vittoria sul filo di lana del verde Alexander Van der Bellen sul candidato dell’estrema destra Norbert Hofer con il 50,2% dei voti.

“Questi sono tempi straordinari che richiedono uno sforzo politico straordinario. Le fazioni ultranazionalistiche che stanno crescendo in tutta Europa sono anche il prodotto di “non scelte” o di politiche sbagliate fatte in passato, durante la crisi economica, politiche cieche di austerità che hanno portato molte conseguenze negative. In questo quadro si è poi innestata la crisi dei rifugiati”.

Di fronte alla crisi, risposte inadeguate. Non basta l’austerità. La politica deve offrire alternative

“Fino al 2008 l’Europa aveva portato vantaggi a tutti gli Stati, anche se alcuni ne avevano beneficiato più di altri. Poi c’è stata la crisi economica da cui sono usciti vincitori e vinti. A perdere sono stati in particolare la classe media, i lavoratori dipendenti e i giovani. C’è stata una miopia assoluta sull’impatto devastante che hanno avuto le politiche di austerità e le misure emergenziali. La politica ha rinunciato al suo ruolo che è quello di dibattere ed offrire alternative”.

“L’Europa invece non è solo misure di rigore, regole di bilancio e non scelte rispetto alle politiche migratorie. Dobbiamo ritornare alla politica, a costruire risposte positive, ad offrire un’alternativa nelle questioni che richiedono una risposta a livello europeo: questioni economiche ed umane come quella dei migranti, o questioni ambientali che da tempo ormai hanno superato le frontiere nazionali”.

“In questi anni abbiamo quindi perso fiducia nell’Europa e si è persa anche la fiducia reciproca tra gli Stati. Ora ce ne siamo resi conto ma le conseguenze delle non scelte del passato sono difficili da superare. Dobbiamo ritornare alla politica, costruire vere forze politiche europee transnazionali”.

La questione greca

“Rispetto al luglio dell’anno scorso l’atteggiamento dell’Europa nei confronti della Grecia è molto cambiato. Fino al vertice europeo del 3 luglio 2015 si pensava di risolvere il problema sbarazzandosi della Grecia. Proprio ieri invece sono stati approvati nuovi aiuti economici ed è stato dato il via libera per alleggerire progressivamente il debito pubblico greco. Non abbiamo cambiato le regole ma applicato quelle esistenti in modo intelligente”.

Politiche di investimento: prolungare il Piano Juncker oltre il 2017

“Sono necessarie politiche di investimento e sostegno alla domanda anche a livello europeo, da realizzare attraverso nuovi strumenti. Il piano Juncker attraverso il Fondo europeo per gli investimenti strategici è una risposta in questo senso e va confermato oltre il 2017 perché non è una risposta di emergenza ma strutturale. L’Italia è il principale beneficiario del Piano Juncker: il 35% dei progetti finanziati riguarda il nostro Paese, 1 miliardo e 700 milioni di euro di investimenti che mobiliteranno risorse per circa 12 miliardi di euro. A giugno certificheremo l’impiego del 100 per cento dei fondi. Il piano Juncker va dunque prolungato e dobbiamo spingere la Banca Europea per gli Investimenti ad assumersi più rischi attraverso il Fondo”.

Debito pubblico: non sempre è cattivo

“Non tutto il debito pubblico è cattivo. Lo è quello che comporta sprechi e inefficienze, mentre non lo è quando la spesa pubblica è riservata a progetti che hanno un forte impatto sul futuro del Paese, primi fra tutti le infrastrutture digitali, le energie rinnovabili, l’educazione e la ricerca. In questi casi la spesa ritorna in termini di crescita, per cui in prospettiva porterà anche una riduzione del debito”.

Migration compact

“Gli eurobond sono strumenti che riteniamo assolutamente necessari per finanziare il Migration Compact. Ma su questo c’è l’opposizione della Germania. Il fatto è che oggi non è possibile fare nulla che comporti collaborazione e fiducia. Noi dobbiamo essere seri nel portare avanti le riforme solo così potremo essere considerati partner affidabili”.

Il Regno Unito resterà in Europa?

Il 23 giugno il Regno Unito decide della permanenza in Europa. Come andrà il referendum? “Mi sbilancio – ha risposto Gozi – alla fine prevarranno le ragioni del sì. Questo dipenderà molto dalla mobilitazione dei giovani che sono per la maggior parte pro Europa. Il fronte del no si sta spostando sul tema immigrazione e sicurezza perché dal punto di vista economico l’uscita porterebbe molti più svantaggi che vantaggi. Naturalmente anche in questo caso non si dovrà tirare un sospiro di sollievo ma si dovrà lavorare per costruire una nuova politica sociale a 28, dove è possibile. Il tema è quello dei diritti dei lavoratori e degli standard sociali”.

I 60 anni dei Trattati di Roma

Il 25 marzo 2017 a Roma verranno celebrati i 60 anni dei Trattati di Roma. “Un’occasione per rilanciare l’Unione Europea mobilitando l’opinione pubblica e ponendo nuovi obiettivi di integrazione politica fino al 2024.Temi centrali sono il mercato unico digitale, la sicurezza, la cyber security, un piano Marshall per i giovani, la questione migratoria in particolare sul fronte dei Paesi africani”.

Infrazioni: l’Italia maglia rosa

“La riduzione delle infrazioni dell’Italia è il risultato di uno sforzo collettivo del governo. A marzo 2014 avevamo la maglia nera ora abbiamo la maglia rosa. Negli ultimi due anni siamo stati il Paese più virtuoso in termini di infrazioni. Certamente partivamo da una posizione negativa. Ora siamo a 80 infrazioni, ma il trend è al ribasso: -32% di infrazioni in due anni. In questo modo guadagniamo risorse per maggiori investimenti oltre a credibilità. Inoltre l’anno scorso in Italia sono diminuite del 20% le frodi al bilancio europeo facendo risparmiare 40 milioni di euro ai contribuenti”