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A FORUM PA 2016 le linee guida future per la valutazione delle amministrazioni. Dirigenti pubblici a confronto sulla misurazione delle performance

Una maggiore attenzione alla performance organizzativa, un rinnovamento dei sistemi di valutazione esterna e il necessario riallineamento ai processi di bilancio annunciati da Marco De Giorgi, neo-direttore dell’Ufficio per la valutazione della performance del Dipartimento Funzione Pubblica, che ha spronato i dirigenti a farsi “un po’ strateghi e innovatori”. Senza però dimenticare i tanti problemi che affliggono gli attuali sistemi di valutazione della Pubblica Amministrazione, dall’eccesso di norme e tecnicismi che imbrigliano il sistema a una politica sempre più legata a logiche emergenziali e alle ricadute mediatiche delle proprie azioni.

Sono i temi su cui dirigenti e funzionari pubblici si sono confrontati oggi a FORUM PA 2016 nell’incontro “Valutazione delle performance della PA: prospettive future ed etica”. Un tema cruciale che accende dibattiti e critiche a ogni presunta novità introdotta dal legislatore, ad oltre sei anni dal varo della cosiddetta “Riforma Brunetta”, il D.lg. n. 150/2009, e in attesa dell’attuazione concreta della nuova Riforma Madia (Legge 7 agosto 2015 n. 124). Una riflessione importante, perché la valutazione delle performance non significa certo una semplice osservanza di procedure, ma una capacità etica di produrre cambiamenti per tutti i cittadini.

“Spesso oggi la valutazione serve solo per rendicontazione, a volte viene usata strumentalmente per fare scelte a tavolino, ma per elevare la PA occorre liberarla da pesi che più che normativi sono organizzativi e comportamentali – ha spiegato Giovanni Urbani, Evaluator & Public Administration Manager – Tra le criticità ci sono la scarsa fiducia della politica nella dirigenza, l’esclusione dei piccoli enti, il parlare de ‘la’ performance e non ‘le’ performance, i tempi dilatati e imprevedibili. Quando invece ci sarebbe bisogno di cicli di performance snelli, di un taglio degli adempimenti non necessari, di nuovi stimoli culturali e di un codice deontologico per la valutazione di ogni ente”.

Il professor Renato Ruffini, docente e direttore del Centro di Ricerca sulle pubbliche amministrazioni (Cepa) dell’Università “Carlo Cattaneo” – LIUC, Castellanza, ha usato invece l’immagine della maionese impazzita. “La maionese impazzisce quando i vari ingredienti non si amalgamano. La mia idea è che ad oggi per la valutazione non si sia riusciti a mettere insieme tutti gli ingredienti, ci sono faglie che creano rotture nel sistema. Servono regole non rigide, non tassative che supportino i soggetti senza imbrigliarli”. Tema cui fa riferimento anche Antonio Meola, segretario generale della Città Metropolitana di Napoli, quando parla di innamoramento del tecnicismo. Non trovo il senso di valutazione della squadra, della capacità di tutte le componenti di essere armoniche. Tutte le nostre strutture sono fatte verticalmente, come le canne di un organo: molto specialistiche ma non comunicano tra di loro. I dirigenti devono fare da ponte tra cittadini e amministrazione”. Francesco Verbaro, presidente OIV di Roma Capitale, ha sottolineato invece che “scrivendo tante norme non aiutiamo il sistema a crescere. C’è un’incertezza nelle funzioni, una scarsa capacità programmatoria e una politica sempre più legata ai media e all’inseguimento delle emergenze”.

L’intervento più atteso è affidato a Marco De Giorgi, direttore dell’Ufficio per la valutazione della performance del Dipartimento Funzione Pubblica, che ha spiegato come il suo ufficio lavorerà sia in vista della pubblicazione delle linee guida in attuazione del regolamento che a breve sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale, che in sede di delega legislativa per la parte della valutazione della Legge 124/2015. “Uso spesso la metafora della macchina e del cruscotto: i dirigenti sono al volante della macchina ma hanno bisogno di un buon cruscotto. Queste sono le performance, solo attraverso questo cruscotto possiamo sapere se accelerare o frenare. Noi contiamo di intervenire dedicando una maggior attenzione alla performance organizzativa, agganciandola a quella individuale, individuando parametri comuni per cluster di amministrazioni. Poi lavoreremo per incrociare la valutazione interna con forme di valutazione esterna, che dà maggiori garanzie di indipendenza, con un albo e un registro per gli OIV e una rete dei valutatori con enti che hanno già sperimentato sistemi di valutazione esterna, come Anvur o Agenas, cui vorremmo partecipassero anche Bankitalia e Istat, centri di produzione dei dati. Terzo punto, agganciare il tutto con i processi di bilancio per fare performance budgeting. Quarto: bisogna creare condizioni abilitanti per far sì che le amministrazioni metabolizzino i processi di valutazione”.

In chiusura Maria Grazia Sampietro, Direttore centrale Credito e Welfare dell’INPS, ha sottolineato come il lavoro dei dirigenti pubblici non possa essere valutato “soltanto su quanto il lavoro rispetti il mandato che ci è stato dato: la soddisfazione del cittadino deve entrare nei sistemi di valutazione. La valutazione è la leva gestionale che consente alle PA di stare meglio e di fare meglio”.

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FORUM PA 2016

27^ Mostra Convegno dell’innovazione nella PA e nei sistemi territoriali

Roma, Palazzo dei Congressi dell’EUR, martedì 24 – giovedì 26 maggio 2016

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