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Le infrastrutture immateriali per garantire la cittadinanza digitale: Spid; Anpr, Domicilio digitale, nuova usabilità dei servizi. A FORUM PA 2016

Una pubblica amministrazione fatta di accessi ai servizi semplificati e riduzione dei tempi d’attesa, il tutto grazie alla creazione di un’identità digitale dei cittadini e delle imprese che consentirebbe di gestire al meglio i rapporti con la pubblica amministrazione. Una rivoluzione targata Spid, Sistema Pubblico di Identità digitale, un aggregatore in cui pubblico e privato s’incontrano per creare, offrire e gestire servizi attraverso un unico accesso e senza più passare da sportelli e code davanti agli uffici. Un processo di digitalizzazione su cui si è discusso per anni e che oggi vede muovere i primi passi con la Riforma Madia (Legge 124/2015). Il tema è stato al centro del convegno “Le infrastrutture immateriali per garantire la cittadinanza digitale: Spid; Anpr, domicilio digitale, nuova usabilità dei servizi” tenutosi a FORUM PA 2016, in cui sono stati affrontati gli aspetti più innovativi che stanno dietro alla nascita di Spid.

“Perché questo sistema funzioni però non basta spingere i cittadini e le imprese a creare un proprio account e a utilizzarlo per accedere ai servizi – ha spiegato Giulio Blandamura, Direttore Centrale Sistemi Informativi dell’Inps – Serve renderli veloci lavorando sui processi interni alle pubbliche amministrazioni. E mi riferisco al fatto di non limitarsi solo a digitalizzare ciò che era stato pensato per l’analogico ma di ripensarli in maniera innovativa. Come Inps è dal 2000 che abbiamo iniziato ad affrontato questo problema e lo abbiamo fatto per una questione di necessità. Il risultato è che oggi abbiamo una platea 18 milioni e 800 mila utenti digitalizzati che grazie al pin possono accedere ai servizi. Il nostro obiettivo ora è convertire questi in account Spid e per ora siamo arrivati a 30 mila. Ma se volgiamo essere da sprone dobbiamo riempire lo Spid che è un contenitori con sempre maggiori servizi utili”.

Ma per riuscire a far partire Spid serve coinvolgere i cittadini spingendoli a superare: da un lato la diffidenza che molti italiani hanno nei confronti dei servizi online gestiti da privati, dall’altro la percezione negativa nei confronti della celerità con cui fornisce servizi la pubblica amministrazione. Un compito che spetta agli enti locali, come regioni, città metropolitane e comuni. “Stiamo cercando di capire quali servizi pubblici possono rendere Spid utilizzabile il prima possibile e quali siano quelli privati che in questa fase gli si possono affiancare per consentire così agli utenti di effettuare un doppio accesso con una sola credenziale – ha detto Laura Castellani, Responsabile Settore Infrastrutture e tecnologie per lo sviluppo della Società dell’Informazione della regione Toscana Come amministrazioni dobbiamo lavorare per spiegare ai cittadini e alle imprese l’importanza di questo strumento. Ma per farlo serve ragionare sui criteri d’accesso che devono essere unici per tutti e non diversificati da regione a regione”

Sono tre, infatti, livelli per accedere al Sistema pubblico di Identità digitale. Ognuno con un suo grado di sicurezza e di servizi fruibili da parte degli utenti: si va dalla possibilità di controllare i propri dati anagrafici, sanitari, fiscali, di procedere a pagamenti o intermediazioni commerciali fino al controllo, con il consenso dell’interessato, dei dati altrui da parte di medici, avvocati, commercialisti. “ Lo Spid va visto come parte di un sistema che coinvolge diversi settori che di fatto migliorerà la fruizione dei servizi – ha precisato Alessandra Poggiani, Direttore Generale di Venis Ma riuscire a far digerire tutto ciò richiede anche una capacità di assorbimento di certi processi che ha bisogno di tempo. Tempo che però non deve dilatarsi all’infinito ma avere una scadenza ben definita. Per arrivare a uno switch off occorre però creare delle alleanze tra il settore pubblico e quello privato. In modo da velocizzare i passaggi per creare quella massa critica, fatta di cittadini e imprese, di cui ha bisogno Spid per funzionare”.

Presenti alla discussione c’erano i primi tre enti accreditati dall’Agenzia per l’Italia digitale, Telecom, Poste Italiane e Infocert, come Internet service provider in grado di fornire servizi a chiunque oggi ha attivato un account Spid. “Le sinergie sono indispensabili per crescere – ha sottolineato durante il suo intervento Michele De Lazzari, Responsabile unità organizzativa identità digitale di Infocert In due mesi siamo arrivati a rilasciare 50 mila identità digitali e speriamo di arrivare a 250 mila a fine anno. Ma non basta bisogna fare di più”. Un passaggio condiviso anche da Leopoldo Genovesi, Amministratore delegato – Ti trust technologies che ha precisato come proprio sul numero di utenti, che decideranno di attivare un account, si gioca la scommessa per attirare sempre più imprese private a entrare in Spid. “Si tratta di un cantiere aperto in cui per ora si sta concludendo una fase di rodaggio” ha detto Roberto Palumbo, dirigente di Poste Italiane. Una fase che a breve vedrà aggiungersi un altro importante soggetto come Aruba tra gli enti accreditati portando in dote i propri utenti e i servizi che mette a disposizione.“Spid è una tecnologia abilitante per la diffusione dei servizi in rete sia pubblici che privati – ha concluso Andrea Sassetti, Direttore servizi di certificazione gruppo Aruba – In questo momento bisogna coinvolgere il maggior numero di persone se si vuole arrivare a realizzare qualcosa di concreto”

 


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