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Le nuove regole per le “partecipate”: tagliare gli sprechi, non i servizi. Il confronto tra addetti ai lavori e il Sottosegretario Rughetti a FORUM PA 2016

Serve maggiore attenzione a non fare di tutta l’erba un fascio. È importante agire con proporzione che impedisca di generalizzare, tra aziende produttive e brillanti e altre invece da eliminare”. Così commenta il Presidente di FPA Carlo Mochi Sismondi riguardo la nuova riforma sulle società partecipate, che promette una riduzione “da ottomila a mille”. Se ne è discusso a FORUM PA 2016, al convegno moderato dal Sottosegretario di Stato per la Semplificazione e Pubblica Amministrazione Angelo Rughetti.  Al convegno Le nuove regole per le “partecipate”: tagliare gli sprechi, non i servizi”, sono stati direttamente gli “addetti ai lavori” a presentare proposte e questioni riguardo il testo unico, che entrerà probabilmente in vigore entro l’estate: hanno esposto le loro riflessioni Ivana Paniccia, Esperto esterno dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti; Marco Pozzoni, Associate Partner di Partners4Innovation; Giuseppe Sgaramella, Direttore dei Rapporti Istituzionali di Acea Spa; Mauro Moruzzi, Direttore Scientifico di CUP 2000; e Giulia Chieffo, Responsabile del Servizio Giuridico-Legislativo di Utilitalia.

“Aprire un cantiere di riforme così ampio e importante è una scommessa che ci impegna tutti. Abbiamo capito infatti che la PA e il sistema dei servizi pubblici fanno la differenza, possono cambiare la qualità e la competitività dei territori, soprattutto in campo digitale. L’obiettivo è una PA che sia al servizio della comunità e delle imprese, con risposte uniformi per i cittadini. È un cambio di marcia notevole che, per non restare vano, ha però bisogno degli operatori, delle istituzioni dei sistemi territoriali, delle amministrazioni locali: sono loro a dovere percorrere il cosiddetto ultimo miglio” ha dichiarato Angelo Rughetti in apertura di convegno.

La principale e più diffusa richiesta da parte dei presenti è stata una maggiore differenziazione all’interno del testo unico a seconda delle diverse specificità delle società. Per esempio, specifica Giulia Chieffo, pur riconoscendo il fondamentale intervento di un quadro normativo organico e stabile contro le “micronorme” dispersive e talvolta persino contraddittorie finora in vigore, sarebbe opportuno riconoscere competitività e concorrenzialità alle società che hanno partecipato e vinto un bando di gara, a prescindere dalla loro gestione del capitale sociale.

Anche il mondo dei trasporti richiede differenziazioni. “Il testo unico ha tante novità positive, specialmente per quanto riguarda gli interventi di semplificazione delle governance. Forse pone però troppa attenzione agli aspetti contabili delle imprese, anziché alla loro funzione – ha fatto notare Ivana PanicciaInoltre, le imprese locali sono sottoposte ai vincoli del testo unico, altre invece, statali o di diversa natura, non lo sono. Così si vengono a creare artificiose asimmetrie”. Fondamentale è invece la trasparenza: “E’ giusto che i cittadini conoscano i servizi pubblici, a cui contribuiscono, e le loro performance, o come vengono erogati”, ha concluso l’esperto.

Altro elemento da approfondire sarebbe la questione aggregazione: “Se si può trovare un neo al testo unico – ha sottolineato Giuseppe Sgaramellaè forse la mancanza di un’adeguata spinta normativa all’aggregazione degli operatori. Servirebbe uno sforzo in più, magari attribuendo alle giunte degli enti locali la possibilità di consentire l’aggregazione delle proprie imprese, senza passare dai consigli comunali e riducendo quindi considerevolmente le tempistiche”.

Per quanto riguarda le aziende pubbliche ICT in-house controllate da Regione e Province autonome, hanno ora un nuovo ruolo, fondamentale, grazie alla riforma. “Si trasformano in consulenti strategici di innovazione del proprio ente, – ha illustrato infatti Marco Pozzoni un vero e proprio partner digitale dotato di autonomia operativa e strategica”. Perciò serve un nuovo modello di organizzazione, con un incremento delle competenze manageriali e una base solida di competenze tecnologiche, per poter gestire le sfide future con rapidità ed efficienza.

È poi il mondo della sanità uno dei più investiti dal compito di trasformarsi e convertirsi alla dematerializzazione. E se le società in-house diventano un driver che rafforza le competenze della PA e guida gli investimenti di mercati, nel cosiddetto “Patto del Made in Italy” l’industrializzazione dei servizi online porge particolare attenzione alla sanità. “Le strutture vanno indirizzate verso quella che sarà una trasformazione epocale – è stata la riflessione di Mauro Moruzzi –. Questa non sarà solo una razionalizzazione del settore, ma l’occasione per costruire lo strumento che traghetti il nostro Paese verso un nuovo mondo, ad alta comunicazione e con tutti i servizi a portata di mano”.

 


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